27/07/2013

(non tutte) Le compilation fanno schifo

superfunk

Generalmente preferisco i dischi originali alle compilation, ammetto che spesso snobbo bellamente queste ultime. Ho sempre creduto che le raccolte non fossero di valore perché non sono fatte seguendo il disegno di una band, sono invece figlie della costruzione di un terzo incomodo. Riconosco tuttavia che mi sfuggiva un punto centrale, schiaffatomi in faccia da un amico durante un’accesa discussione qualche sera fa. Le compilation, quelle giuste e non ce ne sono molte, raccolgono la storia musicale dei gruppi di cui difficilmente si trova un disco. Band di spessore che però in pochi conoscono. Questi dischi, oltre al valore aggiunto della rarità, presentano la musica di genere da una prospettiva diversa, quella del sottobosco più fitto, produttivo e libero.

Questo l’ho capito recentemente, ascoltando una compilation di musica che un altro amico mi ha prestato: SuperFunk3. È il disco perfetto sia per l’ascoltatore medio che per il feticista d’annata. Presenta gruppi come Chico & Buddy, un duo di grandi musicisti la cui carriera si esaurisce in un minuscolo vinile contenente due canzoni, “A Thing Called The Jones” e “Can You Dig It”. Non esiste altra traccia sulla terra del passaggio di Chico & Buddy. In SuperFunk3. cantano “Ain’t It A Groove”, pezzo del 1969 con un titolo che ricorda “Ain’t That A Groove” di James Brown, ma con tiro tutto diverso. Una chicca insomma.

can you digg it

SuperFunk è una serie di 3 album, in cui la BGP Records esplora la gran quantità di registrazioni del leggendario produttore di Detroit Dave Hamilton. La tracklist di questi piccoli gioielli è stata pensata da Dean Rutland nel 2002. Rutland, oltre a curare tutta la serie, è noto per la qualità con cui sceglie e assembla i brani per le sue raccolte. Fra i suoi lavori anche Blue Juice, la compilation Funk Soulsisters, nonché diverse belle cose realizzate per la label Blue Note. Superfunk3. è pieno di sorprese, una di queste è “Cat Scream” di Li’l Buck. Si tratta dell’estratto da un singolo rarissimo, quasi introvabile, in cui Li’L Buck suonava divinamente la sua chitarra in “Monkey In A Sack” con i Top Cats. Per gli appassionati, per gli adepti del collezionismo d’assalto, il solo fatto di possedere un disco di quel tipo è fonte di un sentimento a cavallo fra la stima e l’invidia. “Monkey In A Sack” è il trionfo dello street funk d’annata, tutti i classici elementi sono presenti. Apertura con trombe, funky wah-wah e una batteria che scandisce ogni movimeto in 4/4.

monkey in a sack

C’è una discreta, ma sempre rara, versione di “Funky Broadway” cantata da Lowell Fulson e registrata nel 1968 per la Kent Records di Los Angeles. Tra i vari artisti prodotti dalla Kent ci fu anche B.B. King. Si tratta di una casa discografica che pubblicò un’enorme quantità di blues, funk e soul, specialmente tra il 1963 e il 1969.

Metto in guardia il maniaco musicale che è in me sull’impossibilità di rimediare tutti gli originali delle tracce contenute in questo disco. Avendo fortuna, dopo mesi di ricerca, si possono trovare forse i singoli di otto canzoni su venti. Stringo i denti e cerco di non pensarci, ma è più forte di me. Continuo a farmi trasportare dalla musica e mi convinco che tutte le compilation dovrebbero avere come scopo unico e ultimo di ripescare le rarità, o far scoprire nuove interpretazioni di canzoni conosciute trasformate totalmente rispetto all’originale. So bene che spesso così non è, me l’hanno insegnato i vari Greatest Hits, Best Of e simili. Bisogna saper sentire, ascoltare fino in fondo quello che propone la raccolta e vedere il tipo di ricerca che è stato fatto. Se il disco contiene una serie di tracce famose probabilmente si tratta di canzoni tutte facili da trovare nei dischi di quegli artisti, in quel caso è decisamente meglio recuperare gli originali. Anzi, dovrebbe essere obbligatorio.

Dopo aver sentito i due vinili di SuperFunk3. spengo il mio giradischi e mi metto a scrivere. Ringrazio i miei due amici, quello della discussione accesa e quello che mi ha prestato il disco. Mi hanno dato l’opportunità di una nuova scoperta. Non sono molte le cose che appagano chi ama la musica come la scoperta di una nuova canzone. Bisogna sempre fare il conto con la delusione di non poter avere tutti gli originali se non in una vita di ricerche, ma io ho tempo.

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