22/07/2013

Braccia rubate all’agricoltura: Stubborn Heart

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Eccomi al capolinea. Mi sforzo. Cerco di capire le intenzioni degli Stubborn Heart, cerco di capire i critici britannici della BBC che ne parlano come di “un duo che ha creato un nuovo mondo, la cui musica ha forgiato un pop alternativo proveniente da un altro pianeta” (cit. Tom Hocknell, BBC Online Reviews).

Nessuno dice che questo pianeta è già stato esplorato da gente come James Blake o i Four Tet. Il risultato dell’esplorazione è che non c’è vita su quel mondo. Non c’è mai stata.

Per quale motivo spaccarsi la testa? Perché voler trovare per forza qualcosa di positivo? I grandi dischi esistono perché la musica è costellata di lavori mal fatti, approssimativi e privi di qualsivoglia forma di decenza.
Perché mai parlarne allora? Perché qualcuno dovrà aprire gli occhi dannazione! Come si fa osannare testi con significati inesistenti, in grado di essere replicati alla perfezione dal più stupido degli ornitorinchi?

Troppe domande. Troppe poche risposte. Il disgusto mi attanaglia lo stomaco immediatamente e senza farsi attendere. La prima traccia è un goffo tentativo di sposare un testo fintamente soul, cantato in modo scarsamente pop, unito in qualche modo con una strumentale banalmente elettronica.

Alla seconda traccia “Better Than This”, mi rendo conto che non sarebbe stato difficile fare meglio di così. Mi viene il sangue al cervello e cerco di cancellare ogni traccia del loro passaggio sul mio lettore musicale.

Sono pentito di non avere per le mani il CD per poterci passare sopra con l’automobile e dargli fuoco, ballandoci intorno e ridendo come in un rito sabbatico. Riflettendo mi rendo conto che Tom Hocknell, il giornalista che li ha recensiti, è solo uno dei tanti poveri stolti che osannano la novità. Uno che non ha mai scritto una recensione negativa, un critico privo dell’occhio critico e con un probabile deficit all’udito. Il nuovo fa bene, ha sempre fatto bene alla musica, ma c’è novità e novità. A volte qualcosa è nuovo perché il mondo non ha ancora sentito un’idea tanto brillante, altre volte invece la novità sta nel fatto che nessuno avrebbe mai avuto un tale cattivo gusto.

Il disco è sbagliato, il suono è sbagliato e mi auguro che qualcuno se ne renda conto. Agli ammiratori degli Stubborn Heart vanno le mie più sentite condoglianze, unite alla speranza che l’ascolto di quest’album possa aiutarli nella loro costipazione musicale. Andate, vi prego, andate a cagare.

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