Shades of Blue #1: Le acque fangose del Mississipi

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Capita di rado che un disco dal vivo risulti così eccezionale da superare anche la versione registrata in studio di quelle canzoni. Probabilmente questo è anche dovuto al fatto che le case discografiche buttano fuori album live con la stessa regolarità con cui una persona affetta da dissenteria va a visitare il bagno. Questi album sono una sorta di filtro, un passaggio che le major usano per generare introiti tra un disco in studio e l’altro.

Quando si parla dei dischi live di Muddy Waters con i feticisti musicali, categoria alla quale non mi vergogno di appartenere, di solito la conversazione comincia parlando di At Newport 1960. E non potrebbe cominciare diversamente, è stato un live spettacolare che ha dato vita ad un gran bel disco. Bisogna anche saper mettere le cose in prospettiva però.

Già perché i primi anni ’70 non sono stati un buon periodo per McKinley Morganfield, conosciuto come Muddy Waters. Nell’ ottobre del 1969 ebbe un brutto incidente automobilistico, che causò la morte di tre persone e costrinse lui su un letto d’ospedale per mesi. Durante la convalescenza impiegò parecchio tempo per tornare a sentire le mani come prima, una condanna per un chitarrista. A tutto questo si aggiunge la scomparsa della moglie Geneva, morta di tumore nel 1973.

Quando fu pubblicato, nel 1979, Muddy “Mississipi” Waters Live conteneva solo sette canzoni. Grave errore che fu poi corretto in tempi brevi attraverso la release di una Legacy Edition di 18 brani.
Il disco si apre con una versione incendiaria di Mannish Boy, probabilmente una delle migliori che io abbia mai sentito. Il resto è un susseguirsi di grandi classici interpretati magistralmente, senza considerare l’emozionante elegia dedicata a T-Bone Walker prima di suonare “Stormy Monday Blues”.

Ho conosciuto molte persone nel business della musica, alcuni hanno vissuto momenti di enorme successo come quelli che stiamo vivendo noi ora. E quando questi musicisti, queste persone speciali se ne vanno è sempre motivo di tristezza. Il tizio di cui parlo non sarà mai rimpiazzato.

Poi inizia a suonare e il pubblico esplode. Anche l’editing di questo album è pensato molto bene, almeno nella Legacy Edition, si ha l’impressione di essere presenti al concerto. Mi vengono i brividi ascoltando Hoochie Coochie Man e Got My Mojo Working. Mi rassereno ascoltando Everything’s Gonna Be Alright e Trouble No More.

Ogni tanto bisogna ascoltare dischi come questi. Muddy “Mississipi” Waters Live è, per chi ci crede e per chi ne ha una, una vera cura per l’anima.

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